Ujazd e Krzyżtopór tra storia e leggenda

Ujazd e Krzyżtopór tra storia e leggenda

Ujazd e Krzyżtopór tra storia e leggenda: Se siete amanti delle visite ai castelli, un tour tra le città polacche allora è il viaggio che fa per voi.

No, non è la solita visita che vi propongono i viaggi organizzati ai castelli reali delle città principali.

Di reale non ha proprio nulla, nemmeno chi vi ha risieduto era un reale…

ujazd e Krzyżtopór tra storia e leggenda

L’unico motivo per cui gli si potrebbe attribuire l’aggettivo è perchè realmente è ancora in  piedi.

O, per meglio dire, sono ancora in piedi le rovine di ciò che fu. To be crazy…or no to be crazy? vi starete interrogando con atroce dubbio amletico sull’integrità (non stringete troppo tra le vostre mani la mia capoccia però, ho una terribile emicrania oggi) delle mie facoltà mentali.

Lo so, vi capisco, se siete assaliti dallo stesso pensiero di cui sarei vittima anch’io se mi trovassi a leggere le medesime righe. Perchè mai dovrei andare a visitare un cumulo di rovine? Non me ne vogliate se il paragone che sto per fare può sembrare blasfemo: se vogliamo guardare bene, il Colosseo a Roma, gli scavi a Pompei o la valle dei  Templi ad Agrigento sono o non sono rovine?

Va beh, dirà qualcuno, sono rovine storiche (tra l’altro lasciate andare in rovina da chi invece dovrebbe tutelarle, ma questa è un altra storia). Sono tesori che raccontano la storia, anche se di grandi civiltà, ma pur sempre di resti trattasi. E si sa che spesso la storia è legata a doppio filo con le leggende. Usualmente i castelli sono legati alle leggende dei fantasmi (di solito bambine in tenera età e promettenti pianiste, altrimenti che fantasmi sono?).

Ma torniamo alla domanda precedente: perchè andare a vederlo? Verrebbe facile dire perchè non rischi di trovarlo chiuso per sciopero degli addetti (vedi Colosseo), perchè non rischi di trovarlo chiuso per mancanza di personale (leggasi Pompei) o per non assistere allo scempio compiuto in barba ad ogni legge (leggasi Valle dei Templi). Non essendo come quello della pubblicità a cui piace vincere facile vi racconto un altra storia.  Il castello (zamek in polacco) si trova ad Ujazd  sulla strada che da Lancut (sede di un altro castello) porta verso Varsavia, attraversando la valle di Sandomierz.

Fu costruito per volontà  di Krzysztof Ossolinski, governatore della zona, che commissionò il progetto  all’italiano Lorenzo Muretto, (e questo potrebbe essere già un buon motivo per visitarlo) noto in Polonia con il nome di  Wawrzyniec Senes. Sin qua, nulla di strano. Infatti a quell’ epoca chi governava si faceva costruire la residenza come simbolo di potere (non a sua insaputa però eh).

E più era grande il potere, più grande era la residenza. E quindi dove sta la diversità? Fine della prima parte della storia. Passiamo alla seconda. Il Muretto (non la nota discoteca in riva all’Adriatico) dovette fare i conti con la personalità, come dire, eccletica? stravagante? bizzarra? (scegliete voi l’aggettivo più idoneo per descriverlo) del governatore.

Si racconta infatti che fosse un amante di tutto ciò che avesse del misterioso, in particolare della magia e dell’astrologia. E come tutti gli appassionati di astrologia poneva molta attenzione al ciclo del tempo: stagioni, mesi, settimane, giorni Non avevano segreti.

Le ore, i minuti ed i secondi pare fossero di minor importanza. Come faccio a tenere sotto controllo tutto quanto? deve essersi chiesto ad un certo punto il nostro Ossolinski. Ci vorrebbe un bell’orologio, di quelli che, con un batter d’occhio, sai esattamente le cordinate temporali di quel preciso istante. Ma, a parte che non ne esistevano di siffatta maniera poi, comunque, sarebbe stata una soluzione troppo semplice che tutti potevano permettersi.

Allora ecco l’idea geniale (? boh se lo dice lui, ma alla fine forse aveva ragione). Armato di mattoncini Lego (ma come non esiste l’orologio astrologico ma c’erano già i Lego?) inizia a fare le prove di come potrebbe risolvere la questione e….allora….quattro stagioni (ah se avesse saputo che gli italiani erano bravi a fare anche la pizza!), quattro torri.

Una residenza governativa deve essere dotata di almeno un paio di sale, una per il pranzo ed una per i ricevimenti ufficiali. Meglio abbondare, facciamo dodici, e chi si è visto si è visto, così siamo apposto anche per i mesi. Più facile per le camere decidere quante dovevano essere, tanto son sempre tante anche queste. 52 settimane, 52 camere.

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Un monolocale di quelle dimensioni però prospettava un grandissimo problema.

Tutti gli spazi non usufruiti per lungo tempo (facendo i conti almeno sino all’anno successivo) avrebbero preso odore di chiuso, e forse si sarebbe fatta anche la muffa, bisognava far passare aria. Dotiamo di finestre questi spazi, ma così facendo si sarebbero creati dei doppioni calendariali.

Quindi meglio abbondare anche qui. Cosa rimaneva da abbinare? Ehmm, vediamo se ricordo bene…i giorni!!! E vai con trecentosessantacinque finestre. Uhhh, finita finalmente perdindirindina. Ora mi riposo un pò. Anzi no…e quando l’anno è bisestile? Fatto trenta facciamo trentuno, possiamo anche aggiungere una finestra in più che tanto non cambia niente, non se ne accorge nessuno (questa va aperta tassativamente solo ogni quattro anni, che non pensiate di aprirla quando vi pare!).

Preso il plastico (ah quanto gli sarebbe piaciuto a Bruno zzzz Vespa) lo portò al Muretto per realizzare in pratica ciò che la sua testa aveva partorito. E quando uno è così stravagante rischia di dimenticarsi qualcosa; per fortuna che l’architetto era uno molto vigile ed attento, anche perchè di solito è un compito prettamente suo: come arredarla. No qui niente che ricordasse il ciclo del tempo ma secondo voi, l’acquario (non il segno, proprio la vasca contenente i pesci) può essere riconducibile all’astrologia? Non deve essersela posta più di tanto questa domanda il nostro Osso (solo agli amici più stretti è data facoltà di chiamarlo così) e così, visto che l’uso di specchi e marmo nero era in quantità industriale, pensò bene di utilizzare il soffitto della grande sala da pranzo come base per l’acquario.

Osso non era figlio unico, aveva un fratello, non è dato da sapere se stravagante anche lui; forse no, o forse non sopportava di buon grado le stranezze di Osso tanto che andò a vivere lontano da lui, ad una quindicina di chilometri.

Per carità, dove viveva non gli mancava niente e quando soffriva di solitudine poteva sempre chiamare il fratello che in un batter d’occhio lo raggiungeva attraverso un tunnel (a proposito sapete cosa diceva una volta giunto a destinazione?) che metteva in collegamento le due residenze.

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Per far sì che il viaggio non diventasse troppo noioso e si potesse credere di essere in un altro posto deve avere saccheggiato tutti gli zuccherifici esistenti per ricoprire il tunnel. Qualcuno asserisce che, invece, questo stratagemma servisse per far scorrere meglio le slitte trainate dai cavalli fingendo di essere sulla neve.

Purtroppo le energie spese per pensare tutto questo debilitarono Osso al punto che non riuscì a godersi nemmeno un anno (che spreco a ripensarci) la sua fantasiosa creatura, rimanendo prima abbandonata e, successivamente, danneggiata durante l’invasione avvenuta ad opera degli svedesi nel 1650. Non si sa bene dove finisce la fantasia e dove inizi la realtà, o viceversa.

L’unica cosa certa è che oggi è visitabile nonostante ci fossero dei progetti per trasformarlo in sede di scuola militare o di albergo, forse tralasciati apposta per permettere che facesse da sfondo per i sogni ad occhi aperti dei visitatori.

La striscia di asfalto che corre sotto le ruote è l’unica compagna di viaggio per il primo tratto, dopo di che ti faranno compagnia, non le quaranta carte di Baglioni, ma i lunghi fusti degli alberi dei boschi che corrono accanto a te. Attenzione alla lancetta del serbatoio: se rimanete a secco con molta probabilità prima che qualcuno si accorga di voi passerà molto tempo. Oppure potete sperare che dai boschi spunti l’orso che con sorriso a quarantadue denti vi chieda: “turista fai da te? no Alpitour? Ahi ahi ahi” ma è disposto a fornirvi le indicazioni per il primo distributore. In cambio vuole solo che gli diate un bacio in bocca.

E poi dicono che gli orsi sono esseri cattivi, ma sono solo leggende. Non perdete  ogni speranza che quella non sia la strada giusta perchè all’improvviso la strada si alza leggermente, la striscia d’asfalto finisce e si fonde in un tutt’uno con l’azzurro del cielo, oltre sembra esserci il vuoto e, persa ogni cognizione di tempo e spazio attendete, controllerete di avere allacciato le cinture di sicurezza in attesa che le ruote si stacchino da terra per un volo. Il vostro volo.

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Arkifood

Informazioni su Arkifood

Ha riunito in se le caratteristiche dell'architetto e dei designer cercando di applicarle in cucina. Il risultato che ne verrebbe fuori, se non fermato in tempo, una cattedrale nel deserto della cucina o una pietanza esteticamente da ammirare ma immangiabile. Nonostante molti sapori siano del tutto ignoti al suo palato (ma non all'olfatto) gode di inesauribile fiducia da parte della Bondgirl Paola che gli ha rinnovato la sua "licenza di cucinare" trasformandolo a volte in Jean Food 007 "Mission Impossible"

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