Crea sito

Il centro storico di Riga tra favole, leggende e canzoni: Vecriga

Itinerario alla scoperta del centro storico di Riga

“Riga è uno dei posti più belli al mondo, per me, soprattutto perché ci guadagno”

(Richard Wagner – musicista compositore)

Sarà che con le tenebre della notte, e le luci soffuse, ogni città diventa come un incontro misterioso: affascinante. Salvo poi, al risveglio, rischiare di trovarsi accanto la mitica signorina Silvani, o peggio la figlia del ragionier Fantozzi.

Riga, come Cracovia, toglie il fiato. Sempre. Quando la incontri di notte, quando la guardi con gli occhi appena aperti la mattina, sperando che dietro l’incontro furtivo della sera prima non si svelasse un inganno. La guardi, si, con un occhio chiuso e uno appena aperto, ma innamorato di Lei come quando guardi chi è al fianco nel tuo letto felice di iniziare una nuova giornata assieme.

Fatta eccezione, volendo, per la battuta sui soldi (ma anche il maestro all’epoca teneva famiglia), la citazione del giovane Wagner coglie nel segno definendo Riga, gemella diversa di Tallinn, uno dei luoghi più belli in assoluto. Un’orchestra composta da strumenti diversi tra loro che riescono a trovare una perfetta armonia rendendola una meravigliosa sinfonia: architettura dai tenui colori pastello degli edifici una volta occupati dalle corporazioni si mescolano con il verde dei giardini che abbracciano la città ovunque, mentre il blu del mare accoglie i profili dei nuovi edifici e l’azzurro del cielo chiama a raccolta guglie e campanili svettanti. Con qualche ospite “appollaiato” che sembra anche lui rimasto abbagliato da siffatta bellezza.

Prendetevi tutto il tempo che volete, Vecriga non è immensa, è racchiusa in un raggio ristretto; seguite il richiamo della musica che si diffonde ad ogni angolo. Quella dei musicisti di strada e quella dei complessini che animano la vita cittadina nei locali sino dalle prime ore della sera. Non rimaneteci male se dopo pochi passi vi trovate nuovamente al punto di partenza. Ripartite, ancora una volta, alla scoperta: Riga saprà sorprendervi ogni volta con una bellezza diversa dalla precedente.

Cosa vedere

Scegliere il luogo ideale di partenza per l’itinerario alla scoperta di Vecriga è alquanto arduo; qualsiasi punto è quello giusto. Potreste scegliere, per esempio, in base alla vicinanza dalla sistemazione dove alloggiate. Avendo l’hotel proprio di fronte alla “Casa delle teste nere” (1 ) siamo partiti da qui. Uno degli edifici simbolo di Riga.

Il centro storico di Riga

Abbiamo sempre pensato esista una stretta correlazione tra gli edifici simbolo di una città ed il potere politico ed economico da loro rappresentato nella storia della città. Nella sua “semplicità”, rispetto ad edifici altrettanto importanti ma più sontuosi nei decori e dimensioni, risalta il ricercato gusto dell’estetica tipica di chi incarnava la “potenza” economica.

Il centro storico di Riga

Il suo nome deriva dai copricapi indossati dai membri della Confraternita (gilda in lettone) dei commercianti, molto attivi soprattutto quando Riga era partner della Lega Anseatica vivendo il suo splendore economico grazie alle attività di scambio. Proprio in questo edificio, soggetto ad interventi di ampliamento prima, e la completa ricostruzione dopo essere stata rasa al suolo durante i bombardamenti della II Guerra Mondiale, si ritrovavano i membri in particolare quelli più giovani senza famiglia. Appartenere alla Confraternita rappresentava lo status symbol di ricchezza, fama e prestigio. Essendo frequentato per lo più dai giovani, spesso era luogo di feste ed eventi soprattutto di carattere culturale, dando un ulteriore spinta di crescita alla città. La confraternita si è adoperata anche per sostenere i meno fortun.ati della città. Oggi l’edificio ospita l’Ufficio Informazioni Turistiche e il Museo dell’argenteria.

Ambasciatore non porta pene, recita un vecchio proverbio. Per verificare se ciò corrisponda alla verità rivolgersi al ricco commerciante quando si vide recapitare, dal messo comunale, la raccomandata contenente la risposta riguardo la richiesta di farne parte. Niet a caratteri cubitali intravide, far capolino dalla busta, senza rendere necessaria la totale apertura. Ohibò, perdindirindina prese a chiedersi prima che le coronarie cedessero di colpo: quanto conta, allora, la mia ricchezza accumulata moneta dopo moneta come Zio Paperone? Zero, a quanto pare. La mia moralità? Ancora meno. Boccone amaro, troppo amaro, da digerire senza le pillole contro il mal di stomaco. Niente Maalox, servirebbe a nulla. Si rende necessaria la vendetta contro gli impostori che hanno mandato, come un elefante in negozio di cristalli, in frantumi la sua rispettabilissima onorabilità. Scatta il piano “B”, dando inizio alla girandola di scaramucce, dispetti e ripicche come nella miglior tradizione di vicini nelle aule di tribunale a dirimere vecchi rancori trascinati negli anni per colpa… di una goccia d’acqua andata nel giardino dell’altro. Sembra nasca così, tra le tante, la leggenda della Casa del Gatto (6), Kaku Nams in lettone.

Il centro storico di Riga

Il “rifiutato” deteneva la proprietà di un elegante edificio, di impronta tipicamente medievale, con inserti che richiamano per le prime volte all’art noveau, costruito agli inizi del ‘900 su progetto dell’architetto tedesco Friederich Scheffel.

La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo (oddio, mica tanto) ha voluto si venisse a trovare dirimpetto la sede della Grande Gilda (5) di cui il mecenate ambiva a esserne socio. Nella stessa direzione, all’epoca, era situato anche il municipio. La verità incontrovertibile si ferma a questi dati, dopo di che si entra nella sottile sfera della leggenda.

Il centro storico di Riga

Le due statue di rame (raffiguranti un gatto in posizione di difesa) sembra, il condizionale è d’obbligo, siano state apposte sulle torrette a lato dell’edificio proprio a seguito del rifiuto ricevuto. In evidente segno di “sfregio” volgevano lo sguardo (lasciamo immaginare quale parte guardasse la Gilda) girate di 180° a come sono visibili oggi. Per mettere fine alla “sfida” venne accettato nella corporazione ma dovette girare le statue

Una seconda versione attribuisce, invece, il gesto di disprezzo rivolto verso il municipio, reo di non rilasciare i permessi necessari alla costruzione dell’edificio. Solamente grazie all’opera di mediazione da parte dei Signori di Riga si giunge ad un equo compromesso. Viene concessa l’edificazione con la condizione fossero nel verso giusto, in ricordo della sfida tenutasi.

Torniamo un attimo indietro, al principio di questo articolo, allorquando, vi abbiamo messo in guardia dal pericolo di girovagare ore ed ore, convinti di aver trovato nuovi angoli cittadini ancora da esplorare. Date uno sguardo tutt’attorno e capite di essere nello stesso identico posto di mezz’ora prima, solo che adesso lo state osservando da una prospettiva diversa. State seriamente pensando che la vecchiaia incalza e, con essa, sentite affiorare i primi segni della teresina (per chi non conoscesse il termine, oggi viene chiamata Alzheimer). Capita a tutti di non orientarsi subito; anche chi per l’orientamento ha un fiuto infallibile come TataPaola che in viaggio si trasforma in TomTomPaola.

Eh si, non fate finta di niente, vi abbiamo visto trasalire smartphone alla mano. Mettete mai che un giorno visitiate Riga, nel caso capiti anche a voi, se può esservi di consolazione vi raccontiamo da cosa abbiamo capito che il centro di Riga è veramente piccolo e circoscritto. Il primo giorno andiamo alla scoperta senza seguire un percorso preciso fino a giungere alla Casa del Gatto. Immortalato il felino sentiamo una panchina che ci chiama: cosa fate li in piedi?

Venite a sedervi e godete della vista sulla piazza al….Non ha fatto in tempo a finire la frase che le nostre chiappe vi si erano già fiondate sopra. Uauhhhh…meraviglioso…guarda che colpo d’occhio! Ricorda tanto una delle piazze viste in Repubblica Ceca. Ohhh ma guarda che bello quell’edificio con il sole che lo illumina tutto. Chissà cosa sarà. Boh..da l’idea di essere una stazione. Vero, se non fosse che lo sferragliare dei treni non si sentisse affatto.

Come Pinocchio a casa della Fata Turchina, dopo aver ascoltato i saggi consigli, ci rimettiamo in moto. Attraversare semplicemente la piazza sarebbe stata considerata azione da codardi; considerando, poi, avevamo già abbozzato un programma di massima per i giorni a seguire che prevedeva il quartiere russo, il mercato di Kalncielma, la visita alla Biblioteca Nazionale ed il museo etnografico meglio girare il più possibile in centro alla ricerca degli scorci più pittoreschi, di un angolo dalle facciate policromiche o qualche chicca che la città fosse in grado, ne eravamo certi, riuscisse a regalarti.

Tutto senza chiedere troppo ai nostri fisici. In particolare, quello di Arkifood, è da tempo che cerca di incrociare le gambe per uno sciopero generale invocando a gran voce vacance stansial. Vanamente. Risultato: altre due ore di cammino. infiliamoci su questa vietta, no aspetta prendiamo l’altra. Andiamo a vedere? Boh fai te, no no dimmi se vuoi vedere qualcosa in particolare. Guarda che strano questo edificio: sembra ospiti una chiesa anche se esternamente appare più come un castello. Vediamo se troviamo qualche informazione.

Diversamente dalla Grande, che riuniva sotto la sua ala protettrice i commercianti, la Piccola (5), Maza Gilde in lettone, riuniva tra di loro gli artigiani. Le loro assemblee si tenevano rigorosamente in tedesco e svolgevano un ruolo fondamentale nell’amministrazione cittadina, potendo approvare o respingere quanto deliberato in sede di consiglio comunale fino al 1877, quando divenute associazioni private si videro negato il “diritto di veto”. Oggi l’edificio ospita una nuova “corporazione” per lo sviluppo della cultura che spazia da eventi teatrali, concerti, mostre e rappresentazioni folkloristiche.

Il centro storico di Riga

Le prime impressioni della sera trovano sempre più conferma. Riga non è bella. E’ straordinariamente bellissima. Lo diventa ancor di più quando il sole, iniziando a tramontare, tinge la città d’oro quasi a ricordare, con un velato senso di nostalgia, gli antichi splendori che l’hanno vista protagonista. Nostalgica ma non malinconica. Come quelle signore che, anche se non più nel pieno della bellezza di gioventù, risultano dotate di charme facendo girare ancora molte teste.

Il centro storico di Riga

Trasportati dalle note calde e suadenti, come solo quelle di una tromba possono essere, intravediamo in “lontananza” la punta di un campanile. Cambio. Ad assumere il comando delle operazioni diventa quella punta. La Punta.

Se tutte le strade portano a Roma, a Riga tutte le strade vi conduranno a Doma laukums ( piazza Duomo in lettone), ognuna regalandovi un angolo di visuale diverso e privilegiato. Attraversare Zirgu Iela offre il migliore concentrato di stili, un Bignami dell’architettura, impreziosita dal contrasto cromatico tra colori accesi e tinte pastello. Suggella il tutto, appena svoltati in piazza Duomo, il gigantesco murales sulla facciata superiore del locale, anima della movida a Riga.

Il centro storico di Riga

Emblema della vita spirituale per gli abitanti di professione luterana il Duomo, come d’altronde Riga, è un contenitore di diversi stili, dal romanico al liberty. A cavallo degli anni ’60, parte del suo interno è stato adattato per ricavarne una sala dove poter tenere concerti di organo.

Viene considerato uno tra i più antichi e preziosi; è stato costruito sul finire dell’800 da una azienda tedesca. A settembre 2019 l’organo è ancora oggetto di restauro, non è visibile essendo tutto impalcato. Tuttavia, scoperto solo dopo, i concerti vengono eseguiti ugualmente. Qui per sapere date e programmi.

Il centro storico di Riga

Proviamo ora a seguire un altro campanile, quello immortalato qualche foto sopra, imbocchiamo Maza Pils iela, giungendo all’unico luogo di culto dedicato alla religione cattolica dopo la riforma: Nostra Signora del Dolore (17).

Nel mondo io camminerò
tanto che poi i piedi mi faranno male.
Io camminerò
un’altra volta…


(“Come il sole all’improvviso” – Zucchero)
Il centro storico di Riga tra favole, leggende e canzoni

Finalmente un altra panchina; iniziavamo ad andare in crisi di astinenza. Ad accompagnarci nel nostro percorso un amico del tutto inaspettato se si considera periodo e latitudine: il sole. Per quanto piacevole, sfiacca rapidamente i nostri fisici. Visto mai che non sappiamo arrangiarci da soli! Strano anche come cambia anche il modo di osservare ciò che ci circonda.

Un tappeto di foglie a ricoprire un prato ancora semi verde un tempo non sarebbe stato, nemmeno nei pensieri più lontani, immaginato come elemento del paesaggio meritevole di una pausa per osservarlo. Ora, invece, riesce a suscitare emozioni che vagano tra il fascino di un quadro dei pittori impressionisti e il suono magico di Miles Davis in una versione di Autumn Leaves, il contrasto cromatico dei colori cangianti quando baciati dal sole, ora più bruni non appena si nasconde. Non sappiamo se sia colpa dell’età che avanza o del castello (16), davanti a noi, che non colpisca certo per bellezza.

Riposate nuovamente le stanche membra riprendiamo il nostro giro di “perlustrazione” Sia mai che ci perdiamo qualcosa che nie prossimi giorni non riusciamo a vedere.

“Siamo io e te
siamo noi due
siamo la somma delle nostre idee
siamo tu ed io
siamo io il tuo sogno tu il mio…”


(“Siamo io e te” – Max Pezzali)

Non meno interessante dal punto di vista storico e architettonico della Casa delle Teste nere e della Casa del Gatto è il complesso di edifici da tutti conosciuto come i “Tre Fratelli” (10). Tra i più più vecchi del medioevo a Riga, uno accanto all’altro, sebbene siano stati costruiti in tempi ed epoche diverse prendono il nome dalla leggenda che li vorrebbe essere stati edificati per volontà di tre uomini appartenenti alla stessa famiglia. Quello bianco, inclinato su un lato, ha svolto la funzione di panificio come le immagini accanto al portone testimoniano.

Il centro storico di Riga tra favole, leggende e canzoni
Three Brothers – Tre fratelli
Il centro storico di Riga tra favole, leggende e canzoni

Il fratello medio, al numero 19 è il più ricco, con uno spirito molto tradizionale ma, al tempo stesso moderno, con decorazioni tipiche dell’Olanda, nazione con la quale Riga ha intrattenuto solidi rapporti commerciali. Oggi ospita il museo dell’architettura (entrata gratuita).

Legato al periodo di occupazione della città da parte delle truppe svedesi è quello, invece, è il complesso noto come Jackob’s Barrack (7). Sorte come caserme adibite per dare ospitalità alle truppe svedesi, ed in seguito anche alle truppe tedesche e sovietiche. Oggi le vecchie caserme hanno assunto una connotazione commerciale ospitando bar e ristoranti. Verso la fine dell’edificio è possibile ancora vedere, di fronte, parte della cinta muraria eretta a protezione della città.

All’incirca a metà delle vecchie caserme si incrocia l’unica porta, delle otto originarie, ancora visibile: la porta svedese (8). La sua funzione era molteplice: oltre che sistema difensivo delimitava anche il confine commerciale ed era uno dei pochi accessi alle caserme per chi arrivava dalla città. Varie narrazioni circondano di mistero la porta, al confine tra la storia e la leggenda. Una vorrebbe che fosse costruita per volere di un ricco commerciante che stufo di pagare le tasse sulle merci che portava dentro la città pensò bene di costruire un cancello per evitare intrusioni e godere di un accesso diretto ai propri magazzini. Un’altra, forse la più attendibile, racconta che nella casa sopra la porta abitasse il boia e che, prima di ogni esecuzione, era solito mettere sul davanzale una rosa rossa.

Il centro storico di Riga tra favole, leggende e canzoni
Porta Svedese

“Ho un anima a forma di prato
sorprendentemente fiorito
non aspetto e non voglio sprecare
l’ultima giornata di sole…”


(“L’ultima giornata di sole” – Cristina Donà)

Riga non è soltanto un contrasto tra edifici dall’anima liberty e le strade acciottolate tipiche medioevali, tra arzigogoli archiettonici e voli da una leggenda all’altra. Riga è anche arte e, soprattutto, con un anima green circondata com’è dal polmone verde che si estende parallelamente al centro storico nella zona orientale rispetto al Daugava, diviso tra Bastajkans Park o Bastion Hill (dove un tempo sorgevano, appunto, i bastioni) ed Esplanade e, più a nord da Kronvalda Parks,

Sono zone di assoluto relax, molto frequentate più dai locali che dai turisti, dove è possibile trascorrere il tempo leggendo un buon libro, prendere il sole, fare quattro chiacchiere in compagnia, salpare a bordo di una barchetta per scoprire Riga dal canale. Più semplicemente restare in ascolto del silenzio dei suoni della natura dentro cui siamo avvolti. Da ammirare l’attenzione e la cura prestati nel mantenerlo sempre pulito e in ordine.

Bastajkalns Park o Bastion Hill

Nella società lettone la cultura vanta un posto dominante tanto da far meritare a Riga, nel 2014, la nomina a capitale europea della cultura. Assistere ad uno spettacolo del Teatro Nazionale (1 blu) o ad un balletto del Teatro dell’Opera e del Balletto (3 blu) sono appuntamenti che, difficilmente, un abitante locale perderà durante la stagione.

Considerati i tratti somatici per i quali veniamo puntualmente scambiati di volta in volta, almeno come tedeschi, da “bravi” lettoni non potevamo certo mancare alla messa in scena del balletto “The Sleepy Princess” il giorno dopo l’apertura di gala della stagione.

Per considerarci del tutto locali stavamo cadendo nella tentazione di assistere anche ad una rappresentazione teatrale; sarebbe stato troppo. Solo messi davanti al fatto che probabilmente era in lingua lettone abbiamo immediatamente issato bandiera bianca. Fosse stato in inglese….magari!!.

Teatro Nazionale Lettone

I piedi gridano sempre più vendetta. Siamo riusciti a sedare il tentativo di rivolta che stava per essere messo in atto nei confronti dei legittimi possessori solo con la promessa che sarebbero stati ripagati con una buona birra. Giunge notizia che ahinoi i piedi non sono però riusciti a berne nemmeno una goccia. Cosa sia successo non è dato da sapere ma giuriamo che la birra l’abbiamo presa apposta per loro.

La vicinanza della Russia ha avuto notevole influenza sulla tradizione e produzione sia teatrale sia, maggiormente, per quanto concerne il balletto. Il folklore, da sempre legato indissolubilmente alle tradizioni delle origini non lo è da meno. Ogni occasione è buona per sfoggiare i tipici abiti lettoni lanciandosi in danze folkloristiche, che ci si trovi al festival del folklore o in qualsiasi angolo della città. Meglio al parco.

Attraversiamo il giardino dei bastioni per andare all’Esplanade dove, oltre ad un altra buona fetta di cultura, ci accoglie il simbolo di culto della religione ortodossa. Cupole dorate, mattoni gialli e inserti rosso-marrone richiamano alla cattedrale di Alexander Nevsky a Sofia. E per tutto il soggiorno a Riga la abbiamo identificata, salvo poi rendersi conto l’ultimo giorno che in realtà quella dedicata al santo russo era qualche passo più avanti e, architettonicamente parlando, niente aveva a che fare con lo splendore della Chiesa della Natività di Cristo (13). Da vedere anche gli interni con pareti di un azzurro splendente e la serie di figure iconografiche di cui le chiese ortodosse sono ricolme. Impressiona la sacra religiosità con cui i fedeli ortodossi frequentano la chiesa in qualsiasi orario. Avendo la fortuna di capitare durante la celebrazione del rito eucaristico secondo il rito ortodosso vale la pena fermarsi per seguirne anche solo pochi attimi. Da ricordare che non è assolutamente permesso fotografare all’interno.

Chiesa della Natività di Cristo
Il centro storico di Riga tra favole, leggende e canzoni

Il Monumento alla Libertà (12), rappresenta il luogo simbolo per eccellenza dello spirito lettone, nonché altro buon punto di partenza alla scoperta del centro. La storia del monumento è simile a quello di Tallinn; o viceversa. Voluto a simbolo della conquistata prima indipendenza del 1918, fu però inaugurato solamente nel 1935, rischiando di essere demolito dopo la II Guerra Mondiale, durante la nuova occupazione russa. Nonostante l’incessante propaganda sovietica cercò di stravolgerne il significato intrinseco al popolo lettone, divenne ancor più simbolo dichiarato di antisovietismo, rappresentando motivo di orgoglio e fonte di ispirazione per una nuova “primavera” lettone.

Il centro storico di Riga tra favole, leggende e canzoni

Le sculture e i bassorilievi che lo compongono raffigurano momenti relativi alla storia e cultura lettone. Il monumento culmina alla sommità con la statua di donna simboleggiante la libertà, chiamata affettuosamente in lettone Milda. Le tre stelle dorate rappresentano le tre regioni storiche. Se si passa dalle 10 alle 16 è presidiato dalla Guardia d’Onore.

“…Andiamo a suonare a Brema
A Brema andiamo a suonare
Superflui, cacciati e inutili
Andiamo a suonare insieme
A Brema andremo a suonare
Nella banda municipale…”


(“I musicanti di Brema” – Vinicio Capossela)
Il centro storico di Riga tra favole, leggende e canzoni

Un altra tradizione voleva che ogni paese dominante lasciasse gentili e graditi omaggi quale segno dell’avvenuta amicizia. Passeggiando per il “quartiere russo” non mancherà, infatti, di essere notato quello offerto da Stalin alla città di Riga.

Girovagando, invece, per le vie acciottolate di Riga inevitabile balzi all’occhio la presenza di una statua dalla duplice valenza. La prima, senza dubbio storica, legata al gemellaggio con la città anseatica di Brema; l’altra, dal sapore puramente simbolico, non essendovi certezza circa questa attribuzione, la vorrebbe con lo sguardo lanciato, ed intristito, oltre, il confine dell’ex “cortina di ferro”. Stiamo parlando proprio di loro, dei quattro simpatici animaletti della favola dei “Musicanti di Brema” dei fratelli Grimm (3)

Riuscire a toccare il faccino del gallo appollaiato più in alto si dice porti fortuna. Antiche credenze in un mondo di favole e leggende come solo i teutonici fratelli hanno saputo creare. Altrimenti inventate di sana pianta e renderle così credibili da farne una nuova attrazione turistica. Non andatene alla spasmodica ricerca, potrebbe rivelarsi inutile talmente sia nascosta alla vista. Solamente l’imbattersi fortunoso ne rivela la presenza e il suo portento miracoloso. Un piccolo aiuto: per arrivarci bisogna attraversare il cortile dove sorgeva il vecchio convento (4), seguendo la direzione indicata dalle simpatiche faccine dei quattro animaletti.

Il centro storico di Riga tra favole, leggende e canzoni

Oltre a quella famosa di Aladino sembra esisterne, almeno un altra, in grado di regalare felicità alle persone riuscendo ad esaudire i desideri richiesti: la lanterna della felicità (laimes lanternas in lettone). Oggetto tra i molti creati da un antico fabbro dalle abili mani in grado di realizzare solo cose che, si pensava, portassero fortuna.

Quando l’anziano uomo apparve in sogno non attraversava un periodo felice della propria vita. Chiesto al nipote come poteva uscirne fuori si sentì rispondere: “Sei un fabbro, crea tu stesso la tua felicità”. Moltissime persone giunsero nella bottega per ammirare il nuovo articolo; tra di esse una donna che domandò se fosse stata veramente opera sua. Nel mentre il fabbro pronunciava la parola sì scattò il colpo di fulmine e da li a poco diventarono sposi.

Il centro storico di Riga tra favole, leggende e canzoni

Alle spalle della statua dei musicanti si giunge sulla soglia d’ingresso della seconda chiesa per importanza dopo il Duomo: chiesa di San Pietro (2), la cui punta svetta sopra tutte nello skyline cittadino. Gli interni non offrono spunti particolari se non in occasione di eventi o mostre che periodicamente vengono organizzati. Il punto di forza sembra essere la salita sulla torre per ammirare il panorama dall’alto (ingresso 9 euroqui le altre informazioni).

Dallo spiazzo antistante l’ingresso principale partono giornalmente vari tour gratuiti (in inglese) alla scoperta di Riga. Non occorre prenotazione, è sufficiente farsi trovare all’orario previsto e seguire le guide con la valigia gialla.

Camminando camminando Big Ben ha detto stop. E’ ora di mettere i piedi sotto la tavola e iniziare a praticare un pochino di sana attività sportiva: si può scegliere tranquillamente tra lottatore di sugo, sollevamento forchette oppure un epthatlon di assaggi di liquori tipici che di li a breve potrebbe trasformarsi in epatothlon. TomTomPaola che dici di quel localino dove si possono bere buone birre belghe? Quelle lettoni hanno già passato la prova di selezione alla prima sera. Perfetto, proprio quello che cercavo. TataPaola??? guarda cosa vedono i miei occhi!! Lo riconosci questo posto? Beh…volete sapere dove ci siamo ritrovati dopo non so quante ore di cammino? Di fronte alla casa del Gatto, alla nostra sinistra la piccola Gilda e alle nostre spalle l’edificio che sembrava una stazione. Visioni da stanchezza o da fame? Per non sapere ne leggere ne scrivere mangiamo; se non passa una buona dormita e tutto tornerà alla normalità.

“È giunta mezzanotte
Si spengono i rumori
Si spegne anche l’insegna
Di quell’ultimo caffè…”


Il fiume scorre lento
Frusciando sotto i ponti
La luna splende in cielo
Dorme tutta la città?
..”

(“Vecchio frac” – Domenico Modugno)

La pancia è piena, i piedi hanno iniziato a trovare definitivo sollievo; prima di ritirarsi tra le braccia accoglienti di Sir Morphy gli ultimi due passi per non addormentarsi con il mattone sullo stomaco, godendo della vista by-night. Torniamo da dove siamo partiti, la Daugava è a pochi metri, L’oscurità della notte riesce a regalarci ancora bagliori e scie di luce, Quella dei battelli che, come il fiume di Modugno, frusciano sotto i ponti illuminati, Quelli provenienti da est, segno che in qualche altro luogo stava già sorgendo un nuovo giorno,

Vista notturna su Railway Bridge (Dzelzcela Tilts)

L’ultimo sguardo è rivolto al Castello di Luce. Ci attende domani per raccontarci dei principi e cavalieri che ne hanno fatto la storia. Labas nakts līnija.

Arkifood

Pubblicato da Arkifood

Ha riunito in se le caratteristiche dell'architetto e dei designer cercando di applicarle in cucina. Il risultato che ne verrebbe fuori, se non fermato in tempo, una cattedrale nel deserto della cucina o una pietanza esteticamente da ammirare ma immangiabile. Nonostante molti sapori siano del tutto ignoti al suo palato (ma non all'olfatto) gode di inesauribile fiducia da parte della Bondgirl Paola che gli ha rinnovato la sua "licenza di cucinare" trasformandolo a volte in Jean Food 007 "Mission Impossible"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.